Questo suggestivo edificio non venne costruito da Antonio Tagliaferri. Venne edificato nel 1923 dall'ingegnere bresciano Arnaldo Trebeschi (1862-1939). L'architettura si sviluppa su due livelli che si adattano alla morfologia dell'altura sulla quale sorge la Casa del Podestà. La facciata con rosone ricorda una chiesetta lombarda e l'intonaco era completamente colorato di giallo, ingentilito da decorazioni a graffito con il sole raggiante del tutto simili a quelle presenti nella zona centrale della facciata del giardino interno della Casa del Podestà. Accanto alla porta d'ingresso stavano due cartigli in latino che recitavano: TANTUM CUM LIBRIS CUM ISTIS USQUE LOQUAR (SOLTANTO CON I LIBRI SOLO CON QUESTI IO PARLERÒ SEMPRE). Questo motto latino, di reminiscenze senecane e ciceroniane, si completava con le parole che figurano nell'ex libris di Ugo Da Como NE QUID IMMINUAT DAMNOSA DIES (AFFINCHÈ LA FUNESTA GIORNATA NON CONSUMI TUTTO): il riferimento immediato è alla morte "damnosa dies" e a quanto di imperituro è contenuto nei libri.